Il profilo psicologico del soggetto maltrattante

E’ stato verificato che molto spesso il “soggetto maltrattante”, ovvero il responsabile dei maltrattamenti nei confronti una persona vittima di violenza psicologica, ha vissuto nel passato in un ambiente inadeguato ove la violenza psicologica e fisica la facevano da padrone e pertanto è stato portato a ripetere le azioni nefaste che ha visto compiere.

Sovente non è nemmeno consapevole degli atti che compie e di come si comporta, quindi non trova ragione nel chiedere aiuto. Pochissimi sono quindi i persecutori che si rivolgono ai terapeuti onde cercare di eseguire un percorso che li porti fuori dagli schemi nei quali sono invischiati. 

Talvolta accade che dette persone si recano dagli psicologi lamentando carenze psicologiche del/della partner, ed in tale occasione il professionista si avvede della presenza della disfunzionalità del paziente, che non è conscio di essere lui il vero problema all’interno della coppia. Al proposito lo psicologo avrà dapprima l’arduo compito di far comprendere al paziente che ha un disturbo e che se vuole potrà curarlo. 

In che modo si può curare ? 

Gli psicologi hanno specificato che innanzitutto bisogna lavorare sull’autostima del soggetto (che spesso ne è privo e proprio per questo è portato ad utilizzare atteggiamenti aggressivi sugli altri) e sulle sue emozioni, che dovrà imparare a riconoscere e controllare (evitando gli attacchi di ira e le azioni violente) cercando anche di “esorcizzare” quei momenti della vita passata che lo hanno traumatizzato (creandogli un senso di profonda solitudine interiore a causa della carenza di affetto). 

Le modalità con le quali il persecutore esercita la violenza psicologica sul/sulla partner sono ben note,  qui di seguito brevemente le riepiloghiamo : 

  • Controllo totale dei movimenti della vittima
  • Lesione dell’autostima della vittima
  • Denigrazione e diffamazione della vittima
  • Colpevolizzazione di tutti gli atti o azioni compiuti dalla vittima
  • Uso di minacce e metodi intimidatori nei confronti della vittima
  • Stalking
  • Violenza economica, ovvero non concedere alla vittima la possibilità di utilizzare il denaro familiare a proprio piacimento
  • Gelosia molesta ed esagerata (scenate, alterchi anche dinnanzi a terze persone)
  • Limitazione della libertà della vittima impossibilitata a frequentare amici o parenti

Tutto ciò per un odioso senso del possesso che prova il persecutore nei confronti della vittima, che al pari di una “cosa” viene “posseduta”, minacciata, intimorita, al fine di tenerla invischiata in una specie di “ragnatela” dalla quale essa non può più uscire. 

Per questo motivo il persecutore pervaso dal proprio “dovere di controllo” mina con tutti i mezzi l’autostima della vittima, facendone un oggetto nelle sue mani, da manipolare a proprio piacimento. E così la ridicolizza, la deride, la offende, la umilia, la mortifica, le toglie ogni tipo di indipendenza, al fine di annientarla e distruggerla come persona.

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